Il Counseling

"Sorprendente è il modo in cui problemi che sembravano insolubili diventano risolvibili quando qualcuno ti ascolta."

Carl Rogers

Il Counseling, in quanto attività di promozione del benessere e della salute, nasce storicamente nei primi anni del ‘900 come metodologia di orientamento vocazionale per assistere i giovani nella scelta e nella presa di decisione scolastica e professionale. Ancora oggi, negli Stati Uniti, uno dei compiti del counseling è ancora questo.

La disciplina si è poi evoluta nel corso del tempo per soddisfare nuovi bisogni emergenti, per essere uno strumento integrato per la professionalità di alcuni che hanno sentito la necessità di ampliare il loro bagaglio di competenze. Ha integrato, in modo progressivo, i più diversi approcci metodologici all’interno del suo modus operandi: si va dalla teoria Rogersiana, alla Gestalt therapy, passando per Analisi Transazionale, teoria Frankliana, senza dimenticare PNL e comportamentismo; integrazione metodologica sia esclusiva sia parziale in un ambito integrato.

Passando alla storia italiana del counseling professionale, nasce nel 1984 grazie al lavoro di Edoardo Giusti e Claudia Montanari fondatori della scuola A.S.P.I.C. – Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità. Una scuola che ha da sempre formato, mediante un addestramento teorico-pratico, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, educatori, avvocati e qualsiasi altra figura bisognosa di formazione specifica e professionale per ampliare il proprio bagaglio di competenze.

L’approccio appreso in A.S.P.I.C. e che pratico nella mia attività professionale si caratterizza per essere di tipo umanistico-integrato, con una forte caratterizzazione rogersiana e gestaltica.

L’intervento di counseling è limitato nel tempo, ossia un intervento limitato ad un massimo di 10 incontri ed è orientato grazie ad un “contratto” che viene stabilito tra le parti all’inizio dell’intervento, che ha la funzione di orientare il lavoro con il cliente. Il contratto non è altro che un accordo, utile da realizzarsi in forma scritta, con cui si aiuta il cliente a lavorare sulla difficoltà che lo ha condotto in studio, ed è di fondamentale importanza stabilirlo all’inizio del processo per “centrare” tutto l’iter di lavoro.

Il counseling serve:

  • A capire sé stessi, sviluppando l’autostima;

  • A fare scelte decisionali importanti, sviluppando il problem-solving;

  • A pianificare la propria vita, sviluppando l’autoefficacia;

  • A cambiare comportamenti insoddisfacenti, sviluppando un autosviluppo consapevole;

È importante nel counseling rispettare le competenze di sostegno e orientamento esistenziale senza sconfinare in aree diagnostiche, psicoterapiche, assistenziali e mediche.

Nel concreto il counseling si differenzia da altre discipline d’aiuto per essere centrato sulla salutogenesi. Si pone l’obiettivo di sostenere una persona in una fase di vita vissuta come difficile, aiutando ad alleviare il peso delle preoccupazioni grazie alla condivisione verso un ascoltatore professionista, attento, sensibile e partecipe. Nel counselling si resta centrati sul problema attuale della persona, sul “qui e ora” e si accompagna il cliente nel processo di autonoma ricerca di soluzione e trasformazione.